Marvel’s Iron Fist [Recensione]

iron-fistHo approcciato parecchio in ritardo le serie tv targate Marvel\Netflix. Un pò per mancanza di un account Netflix, dall’altra parte il declinare un supereroe in una serie tv era un qualcosa che mi lasciava parecchio perplesso (nonostante abbia apprezzato molto le serie sugli eroi DC).

Quindi, dopo aver recuperato, a forza di bingewatching, Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage, pieno di entusiasmo ho iniziato la visione di Iron Fist,colmo di speranze, speranze che si sono frantumate davanti ai ricci boccolosi di Ser Loras di questa incarnazione di Danny Rand.

Premetto che conosco poco il personaggio dei fumetti e la sua storia, quindi ho cercato di essere, come dicono i più fighi, Open Mind.

Un protagonista sbagliato

A mio parere il buon Finn Jones non è proprio l’attore ideale per incarnare Iron Fist - Finn Jonesl’arma vivente di Kun Lun. Qualcuno potrà obiettare che il Rand dei fumetti è biondo, come Jones, ma le somiglianze finiscono qui. Nonostante l’impegno, l’incarnazione televisiva dell’Iron Fist sembra del tutto fuori posto e, nonostante le discrete coreografie di combattimento e l'(dubbia) abilità del regista, si nota in modo molto evidente che Finn Jones non hai praticato arti marziali e che si è addestrato esclusivamente per questa serie.

La trama, ovvero come trasformare l’arma vivente in una banderuola vivente.

La trama della serie parte in sordina, con sei episodi che strappano più sbadigli che “Wow”, salvo poi vivacizzarsi nella seconda parte di stagione, per poi precipitare nell’ultima puntata. Lungi da me il voler spoilerare qualcosa a coloro che si cimenteranno nella visione, c’è da dire che il vero protagonista della serie non è il belloccio Danny Rand, ma cose come il tradimento, il voltafaccia, la manipolazione.

I personaggi cambiano schieramento con una velocità imbarazzante e non sempre in modo coerente o giustificato. Lo stesso Iron Fist è di un’ingenuità sconfortante, non riuscendo mai a decidere da che parte stare, se seguire la figa l’amore, l’onore, gli amici o la famiglia.

E’ forse questo l’aspetto più bello di questa serie, che svela la natura fin troppo vulnerabile e umana del protagonista, destinato a essere l’Iron Fist,

Collenn Wing - Iron Fist
La fig..ehm l’amore di Iron Fist

l’arma vivente privo di sentimenti al servizio di Kun Lun. Danny Rand è sbattuto e combattuto, non decide mai nulla, subisce gli eventi in modo fin troppo passivo e incoerente ma anche molto realistico.

Solo alla fine, c’è una parvenza di catarsi, ma solo una parvenza, in realtà, al termine dei tredici episodi si rimane davanti a un grande EMBE’? Poi ti ricordi di Davos (ma di questo ne parlerò dopo).

A livello di scrittura la trama è raccogliticcia, con cambi di ritmo insensati, sottotrame che si risolvono subito, eventi forzati e intrecci complicati ad arte per fare restare attaccato lo spettatore allo schermo.

Niente di paragonabile alla lenta costruzione dei personaggi che abbiamo visto in Daredevil o dell’ebbra follia di Jessica Jones, qui va tutto o troppo piano o troppo di fretta. Se a questo uniamo scelte registiche non proprio azzeccate (inquadrature statiche, alcune persino imbarazzanti, movimenti di camera fuori sincrono con l’azione etc), il quadro finale è abbastanza deludente.

Uno strano cattivone

Harold Meachum è forse il personaggio più riuscito dell’intera serie.

Harold Meachum - Iron Fist
Faramir! Ah no è il super cattivone

Ambiguo, mellifluo, manipolatore e scaltro, spietato e angelico, tutto allo stesso tempo. Magari nel mondo reale sarebbe un personaggio schizofrenico, ma nell’economia della serie è lui il vero protagonista.

Certo vedere l’attore che ha interpretato il buon Faramir nel Signore degli Anelli, vestire i panni del cattivo fa un certo effetto, ma una volta superato lo shock, imparerete ad odiare questo personaggio come avete odiato Sephiroth se avete giocato a Final Fantasy VII.

Nonostante ci siano altri villain secondari (il ritorno della spietata madame Gau di Daredeviliana memoria), di cui uno a dir poco irrilevante (non vale la pena nemmeno spoilerarlo) è Harold Meachum quello che srotola carisma e cattiveria a gogo. Con l’Iron Fist il rapporto è di supremazia quasi assoluta, nel senso che il povero Danny Rand fa di tutto per compiacere “l’amichetto di papà”, subendone le conseguenze.

Però, alla fine dei giochi, la cattiveria di Meachum non è gratuita o fine a se stessa (almeno fino a un certo punto) è un uomo che vuole difendere la sua famiglia, che vuole il meglio per i suoi figli e per questo non guarda in faccia nessuno.

Un supereroe “Buddhista”
Buddha - Iron Fist
Guardate quanto è aggressivo questo Buddha

Una delle cose che più mi ha infastidito e che, per fortuna, è andata scemando nel corso delle puntate, è il continuo, pasticciato e surreale riferimento al Buddhismo.

Iron Fist/Danny Rand, specialmente nelle prime puntate, condisce ogni suo atteggiamento con massime tratte dalle più disparate tradizioni buddhiste, tradizioni che, tra l’altro, non c’entrano nulla tra di loro. Si lascia intendere che la stessa Kun Lun, sia una specie di dimensione dove il Buddhismo è religione di stato, ma non sapevo che Buddha prevedesse ordini monastici addestrati nel Kung Fu, al contrario il Buddhismo inneggia alla non violenza.

Il voler utilizzare una delle filosofie di vita più pacifiche del mondo per giustificare e indorare una setta di monaci guerrieri così come collegare la sconcertante ingenuità di Danny Rand al Buddhismo mi ha dato personalmente parecchio fastidio.

Ps. Mi hanno riferito che l’Iron Fist dei fumetti è realmente buddhista. Ma a me la cosa ha dato fastidio lo stesso.

Un Giudizio Complessivo

Mi aspettavo qualcosa di più, lo ammetto, ma non tutto è da buttare.

La serie ha provato a raccontare la storia di supereroe atipico, un ragazzo, Danny Rand, che, privo di esperienze nel mondo reale, va a New York per iniziare la sua vita. Di conseguenza sbaglia, s’infuria, commette una sciocchezza dopo l’altra. Sulla carta si tratta di un personaggio estremamente complesso e affascinante, che però non è stato proposto bene.

Avremmo voluto vedere la crescita di Iron Fist, da personaggio acerbo a supereroe in grado di accettare il suo ruolo. Invece abbiamo visto un caotico affastellarsi di situazioni, di sottotrame e di intrighi dove, come abbiamo già detto prima, Danny Rand è solo una pedina a malapena consapevole.

iron-fist-cazzuto
Un Iron Fist veramente cazzuto

Alcuni recensori hanno parlato di “Sistema dei personaggi fluido”, per me è una delle insensatezze di questa serie, così come lo scontro finale, assolutamente illogico e messo li solo per chiudere la serie.

Manca il climax che trascina lo spettatore all’ultima puntata, manca un vero cattivo (si Harold Meachum è bravo, ma non è il massimo); e quello che dovrebbe diventare il futuro villain, Davos (o Serpente d’Acciaio) viene introdotto male, con pochi flashback per aiutarci a capire, e le sue motivazioni di fondo sono abbastanza scarsotte.

In Doctor Strange, quindi in un film, il passaggio di Mordo dal lato dei cattivi è molto meglio gestito.

In Iron Fist, si poteva mettere meno fuffa e più scene preparatorie al vero cattivone.

Il mio giudizio finale è un bel “rimandato alla prossima stagione”, sperando che sia meglio scritta, meglio girata e con un apparato visivo (vedesi coreografie) più entusiasmanti.

Ps. Avrei voluto vedere il combattimento tra Danny Rand e Shou Lau, ma quel cattivone dello showrunner ha mostrato solo la caverna e due palle rosse. Solo per questo Iron Fist si meriterebbe una stroncatura.

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