Retrorecensione – Città Perfetta di Guglielmo Pispisa

città perfetta13 anni fa, sugli scaffali di una libreria di Messina apparve davanti ai miei occhi un libro che avrebbe cambiato la mia visione del mondo. Era li, con la sua copertina gialla che spiccava in mezzo alle austere copertine delle novità editoriale, era Città Perfetta di Guglielmo Pispisa.

Conoscevo l’autore, sapevo fosse messinese come me ed ero rimasto avvinto da Multiplo un romanzo folle, surreale e psichedelico che avevo divorato in un paio di giorni.

Città Perfetta era tutto un altro paio di maniche. Lo lessi avidamente e, una volta terminato lo rilessi un’altra volta e un’altra volta ancora. Non riuscivo a staccarmi. Credo che, ad oggi, lo avrò letto non meno di venti volte.

La trama

Ma di cosa parla Città Perfetta?

Una piccola azienda creatrice di videogiochi, la Simpliciter  viene inglobata nella Morgan Holding, una multinazionale che sta lanciando sul mercato il suo prodotto più ambizioso, Città Perfetta, un’utopistica cittadina popolata da cittadini selezionati dove vivere alla grande. La Morgan ha un progetto per i giovani disadattati della piccola Simpliciter, utilizzare la loro creazione, l’anarchico cyberprofeta Darryl Domino per promuovere la sua terra promessa. 

La trama, all’apparenza semplice, diventa in breve una riflessione, per certi versi anticipatrice, della moderna società. Il conformismo mascherato da rivoluzione, le fake news e i falsi miti che nascono in rete, il lavoro inteso come creatività e non come schiavitù, il disagio di una generazione, quella attuale, in bilico tra un pallido narcisismo da Social Network e l’istinto di rivolta verso le assurdità della vita moderna.

Come recita in modo impeccabile il fantastico monologo finale del protagonista, Giona.

«Eccoci qui, alla fine. Lontani i tempi dell’ autolesionismo, siamo rientrati anche noi nella generazione del bungee-jumping: vogliamo giocare senza rischiare, cadere senza farsi male. Siamo diventati quelli del sex no drugs &rock and roll. Spariamo a salve e scopiamo ricoperti di gomma. Usiamo la verità solo nascondendola nell’ ironia. Abbiamo eletto il revival a filosofia di vita, rievochiamo gli anni Settanta coi pantaloni a zampa e il nero agli occhi, ma sostituendo la realtà virtuale all’ LSD. E poi gli anni Ottanta e poi i Novanta, e poi ricominciamo ancora. Non corriamo il pericolo di avere idee originali. Pretendiamo di mangiare genuini cibi campagnoli acquistandoli al supermercato. Siamo carini, abbiamo un lavoro e una ragazza, forse domani un figlio, e allora? Che c’ è di male nel fatto che nessuno ci può trovare qualcosa di male?»

Darryl Domino

CIttà perfetta panoramaE’ lui, in fondo, il vero protagonista del romanzo, l’oggetto del contendere. Un’icona virtuale, un guru dai toni nichilisti e vagamente celentaneschi. Uno scherzo, nato per fare impazzire i sociologi e la rete che ben presto diventa oggetto di culto per le giovani generazioni ormai prive di riferimenti certi e di idee.

Darryl Domino in realtà è un contenitore vuoto è il cesto dell’immondizia dentro il quale i programmatori della Simpliciter scaricano le loro frustrazioni. La metafora reale di un mondo irreale, fatuo, un mondo dove dietro il mito si nasconde il nulla.

Darryl Domino diventa così il veicolo pubblicitario perfetto per vendere un’altra grande illusione, la Città Perfetta del titolo. Diventa anche l’arma che i giovani nerd  della Simpliciter provano ad usare, come extrema ratio per liberarsi della Morgan Holding.

La Simpliciter

Non si può parlare di Città Perfetta senza parlare dei suoi protagonisti. Mi riferisco chiaramente al team della Simpliciter, la piccola software dove lavorano i personaggi principali e dove nasce Darryl Domino. Il boss dell’azienda, da tutti chiamato Ken, perchè ha sposato una donna che assomiglia a Barbie, ha radunato attorno a sè un gruppo di strani casi umani.

C’è lo strambo Giona, protagonista e io narrante del romanzo. Un trentenne con il feticismo per i pantaloncini, le bici e un oscuro passato da ecoterrorista. C’è Bella di giorno, una instabile punkettona ribelle che sogna un futuro da casalinga borghese. Chiara, misterioso personaggio che ha cancellato ogni traccia di sè dal web, forse figlia di un personaggio famoso, in cerca di una nuova identità e di un nuovo futuro. Il Conte, cinico, sprezzante, ironico, assolutamente politically incorrect e che ha trascorso gran parte della giovinezza in carcere per scappare da una devastante storia d’amore. E infine c’è Max, all’apparenza un uomo di successo, il bello del gruppo, sicuro di sè, donnaiolo, così pieno di sè da non riuscire a concepire che qualcuno possa detestarlo.

Un calderone esplosivo di imbranati e folli personaggi che, in modo ingenuo e molto nerd cercano di combattere contro la multinazionale che vuole assorbirli. Un gruppetto di piccoli eroi che cerca di sopravvivere alla deriva dell’evoluzione e che cerca di smascherare l’utopia malata della Città Perfetta

Lo Stile

Città perfetta marketingGuglielmo Pispisa è un abile scrittore e, dopo l’adrenalinico delirio di Multiplo, ci propone qui un registro linguistico più regolare e al tempo stesso incalzante. Il lettore viene sballottato nel mondo dei giovani nerd della Simplciter. La scrittura immersiva e coinvolgente spazia tra patologie psichiatriche, adolecenti disturbati, capitalisti megalomani, inseguimenti, doppi giochi e suicidi.

Lo stile è sempre scoppiettante pieno di ironia. Pispisa riesce a confezionare un romanzo generazionale che non precipita negli stucchevoli stereotipi o stilemi del genere, ma non solo. Città Perfetta è anche una velata e feroce critica sociale. Mette a nudo le illusioni veicolate dalle nuove tecnologie, il vuoto pneumatico del Marketing, la debolezza delle generazioni più giovani, costrette a pendere dalle labbra del primo guru che riesce a parlare al loro cuore.

Ma, come ottimamente descritto dal monologo finale che ho citato sopra, Città Perfetta è il romanzo dei trentenni e quarantenni di oggi. Ragazzi cresciuti nell’opulenza e nell’agio, nella convinzione di un futuro radioso che si sono ritrovati in un mondo crudele e beffardo che non si aspettavano.

E’ questa incapacità di adattarsi, l’incapacità di vivere nella moderna società delle illusioni che rappresenta il tema di fondo del romanzo. Un romanzo che parla al cuore dei nati degli anni 70 e 80 e che oggi si trovano smarriti.

Guglielmo Pispisa (Messina, 1971) è nato e vive a Messina dove esercita la professione di avvocato. E’ uno dei fondatori dell’ensamble narrativo Kai Zen con i quali ha pubblicato La Strategia dell’Ariete (Mondadori, 2007) e Delta Blues (Ambiente, 2010). Il suo esordio solista è arrivato nel 2004 con Multiplo (Bacchilega 2004). In seguito ha pubblicato Città Perfetta (Einaudi 2005), La terza metà (Marsilio, 2008), Il Cristo Ricaricabile (Meridiano Zero, 2012). La sua ultima fatica Voi non siete qui è uscita nel 2014 per Il Saggiatore

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