Star Trek Discovery, buona la prima

star trek discovery copertinaQuando lessi la notizia dell’uscita di Star Trek Discovery mi limitai a storcere il muso. Poi lessi “Netflix” e allora pensai: forse questa volta faranno una cosa buona. E così è stato.

Star Trek Discovery mi ha convinto e, dopo essermi goduto le 15 puntate della prima stagione, non vedo l’ora di gustarmi la seconda, sperando che gli sceneggiatori non rovinino quanto di buono fatto finora.

Ma partiamo dall’inizio.

star trek discovery storiaLa storia

Star Trek Discovery è ambientata dieci anni prima gli eventi narrati dalla Serie Classica. Al centro degli eventi la guerra tra la Federazione e i Klingon da sempre accennata nei film e nelle serie, ma mai approfondita.

La protagonista della serie Micheal Burnham (una straordinaria Sonequa Martin-Green) involontariamente scatenerà uno dei conflitti più sanguinosi della storia Trek (secondo soltanto alla Guerra del Dominio di Deep Space Nine)

Per avere un vantaggio tattico, la Federazione, ha messo appunto la USS Discovery, una nave sperimentale dotata di un innovativo sistema di propulsione “a spore” che le permette di viaggiare attraverso La rete di micelio una sorta di ragnatela che unisce tutti gli universi.

Questo propulsore permette alla Discovery di apparire improvvisamente in qualunque punto della Galassia e sferrare attacchi a sorpresa.

Dopo una serie di rocambolesche avventura, Micheal Burnham, considerata un disertore e condannata al pubblico ludibrio, entra, controvoglia, nell’equipaggio della Discovery e ne condividerà il destino.

star trek discovery cast

Il cast

Oltre alla già citata Sonequa Martin-Green, il cast è ricco di altri ottimi attori a partire da Jason Isaacs il contorto e subdolo Capitano Lorca, Anthony Rapp salito agli onori delle cronache per le molestie subite da Kevin Spacey, Doug Jones, bravissimo a interpretare la strana razza dei Kelpiani e Shazad Latif, l’ambiguo Ash Tyler.

A livello di scrittura il lavoro è stato egregio. Ogni personaggio è ben costruito e calibrato, in particolare il Capitano Lorca, coerente, subdolo, manipolatore e scaltro. Il suo carisma spesso prevale sulla protagonista Burnham e la sua storyline è probabilmente la più affascinante.

Ottimamente scritto anche il personaggio di Saru. Appartenente ad una razza di alieni in costante lotta per la sopravvivenza, il primo ufficiale della Discovery vive in costante conflitto tra la prudenza e l’istinti di fuga tipico della sua razza e la necessità di prendere decisioni difficili e coraggiose.

Un pò più debole, paradossalmente, è la protagonista Micheal Burnham. Se il suo background è interessante (una terrestre cresciuta su Vulcano) spesso appare incoerente con se stessa e la sua educazione vulcaniana spesso è usata come Deus ex machina per risolvere determinate situazioni. Per non parlare della storia d’amore con Ash Tyler, insipida, forzata e con un finale molto triste (drammaturgicamente parlando).

star trek discovery serieCosa ha funzionato e cosa non ha funzionato

Star Trek Discovery, sotto molti punti di vista, si distacca profondamente dalle altre serie Trekkies.

I personaggi

Il primo elemento di rottura è senza dubbio la sensazione che si percepisce guardando le puntata. Gene Roddenberry aveva creato la serie ipotizzando un futuro ottimistico e radioso per l’umanità, un futuro fatto di prosperità, giustizia e alti valori morali. Uno spirito che ha pervaso tutte le produzioni del franchise Star Trek almeno fino a Discovery.

Qui gli ideali di giustizia, fratellanza tra i popoli e l’integrità morale sono messi costantemente in dubbio e questo provoca costanti conflitti nei personaggi rendendo le puntata più avvincenti. Se, nelle altre serie, il buonismo la faceva da padrone, in Star Trek Discovery puoi aspettarti sempre una pugnalata alle spalle, un complotto o un inganno.

La giustificazione morale di tutti questi atti è naturalmente la guerra, ma è chiaro che questa sia solo un pretesto per dare libero sfogo alla crudeltà insita nell’animo umano.

Il conflitto tra i valori della Federazione e la meschinità che alberga nell’uomo troverà la sua consacrazione negli episodi ambientati nel cosiddetto Universo Specchio, una vecchie conoscenza dei Trekkies più affezionati.

L’arco narrativo

Altra grande differenza con le altre serie Trek (Se escludiamo la terza stagione di Star Trek: Enterprise e in parte le ultime stagioni di Deep Space Nine) è l’uso dell’arco narrativo.

La prima stagione di Star Trek Discovery è in realtà un lungo arco narrativo. Non vi sono episodi riempitivi o autoconclusivi magari legati con una debole trama di fondo. Qui, ogni episodio, è un tassello fondamentale che fa andare avanti la storia.

Questa scelta ha, come previsto, fatto storcere il muso ai fan storici, ma ha anche limitato tempi morti e tolto quei momenti più leggeri e comici che spezzavano il ritmo alleggerendo la visione delle puntate.

L’Universo Specchio

Abbiamo accennato prima che alcune puntate della serie sono ambientate nel famoso Universo Specchio.  Si tratta di una realtà parallela dove la Federazione è stata sostituita dallo xenofobo Impero Terrestre e le varie controparti dei nostri eroi tendono a stare dalla parte del male.

Gli episodi ambientati nell’Universo Specchio sono forse i migliori dell’intera stagione. Gli sceneggiatori sono riusciti a omaggiare lo spirito di Star Trek senza scadere nel banale o nel già visto e servendo una serie di colpi di scena impareggiabili sul Capitano Lorca e sull’Imperatore Terrestre.

I Klingon

Oltre ad aver cambiato l’accento della lingua e aver creato un popolo di malati di sinusite cronica, gli autori hanno fatto un vero pasticcio con la razza Klingon.

Introdotti fin dalla prima puntata come i cattivoni di turno, si son dimostrati, distruzioni a parte, poco credibili e poco carismatici. Un pò nazisti, un pò esaltati come terroristi dell’Isis, l’orgogliosa razza Klingon, in Star Trek Discovery, non fa una bella figura ma soprattutto si dimostra scarsamente caratterizzata e poco coerente con se stessa,specialmente nel finale di stagione.

E’ un peccato perchè il personaggio di Tkuvma introdotto nella prima puntata aveva del potenziale, purtroppo sprecato.

In compenso abbiamo sentito tante parole Klingon e Netflix ha reso gli episodi disponibili con sottotitoli in lingua Klingon.

L’ultimo episodio

Confesso che l’ultimo episodio mi ha parecchio deluso. L’ho trovato scritto malissimo, troppo veloce e troppo ricco di forzatura narrative. Da dove comincio? Il piano per far terminare la guerra con la Federazione è alquanto assurdo. Le piantine di spore che trasformano un pianeta in un eden in cinque minuti (Progetto Genesis levati proprio), una nave spaziale che si “teletrasporta” dentro una caldera, l’inutile scena nel bordello etc.

Potrei continuare ma non voglio infierire. L’ultimo episodio è un chiaro esempio di come chiudere tutte le trame aperte in modo frettoloso, poco coerente e forzato possa rovinare la bellezza di un’intera stagione scritta magistralmente.

Gli strani nuovi mondi

E’ forse la cosa che mi è mancata di più in questa serie. Star Trek, in tutte le sue salse, è sempre stata una serie di esplorazione, di conoscenza. Un pretesto narrativo per raccontare nuove culture, anche se fittizie, per esorcizzare la paura dell’altro e dell’ignoto.

In Star Trek Discovery questo non c’è stato o quasi. Se escludiamo il pianeta quasi senziente che cercava la pace e a quasi fatto impazzire Saru, e una puntata in stile Il giorno della marmotta, non abbiamo visto mondi strani o alieni particolari.

Conclusioni

Ho adorato questa serie! Non sono un integralista Trekkies ma ho visto tutte le serie del franhise Star Trek, apprezzando anche quelle più bistrattate (Leggasi Star Trek Enterprise).

Come ogni prodotto narrativo ha i suoi difetti e le sue imperfezioni. Certe cose potevano essere fatte meglio, altre diversamente. Ma in generale il mio giudizio resta positivo e addirittura mi sento di consigliare questa serie anche a chi non ha mai visto un episodio o un film di Star Trek.

Potrebbe essere il primo passo in un mondo affascinante.

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